PIANO PAESAGGISTICO E REGOLATORE DI SIRACUSA

data 27 gennaio 2011

ImageNella discussione sul Piano Paesaggistico siamo tutti chiamati – amministratori, politici, e noi cittadini – a un esercizio di grande responsabilità, in nome dell’importanza degli interessi coinvolti, in primo luogo la salvaguardia di uno dei giacimenti culturali più importanti del mondo che si fregia del titolo di Patrimonio dell’Umanità.
Come è accaduto per altri importanti passaggi della vita amministrativa di questa provincia, come il Parco degli Iblei e il Piano Territoriale Provinciale, se si vuole condurre una discussione franca, anche aspra ma che non perda mai di vista l’interesse generale, è indispensabile “giocare a carte scoperte”, senza ricorrere a trucchi o a mistificazioni. Per fare questo è necessario guardare al PPP per quello che è, vale a dire uno strumento di pianificazione territoriale avente ad oggetto la tutela del Paesaggio, il “volto” più autentico della nostra natura e della nostra cultura ma anche la premessa per ogni futuro sviluppo economico e civile.
Per la sua natura regionale il P.P. viene considerato sopraordinato rispetto ai piani regolatori generali (P.R.G.) e di conseguenza ne condiziona la struttura e le scelte.
In risposta a chi oggi sostiene che il Piano è caduto come un fulmine a ciel sereno sulla nostra provincia, si deve dire che il piano paesistico regionale siciliano è nato nel 1999, e si è sviluppato nell’arco di un decennio incrociando i dati di studi e analisi sul territorio che riguardano, ad esempio, i vincoli paesaggistici esistenti, quelli archeologici e le mappe geomorfologiche. Inoltre va precisato che molte delle prescrizioni oggi previste dal Piano erano contenute nel Piano Unesco del 2005 che, anzi prevedeva, per il futuro, come preciso obbligo per i comuni l’armonizzazione dei PRG vigenti al Piano Paesistico. Ovviamente questo obbligo è stato ampiamente disatteso, per disattenzione o per consapevole scelta di alcuni amministratori che oggi sono fra i più esagitati oppositori del Piano.
Le difficoltà che il Piano Paesistico sta riscontrando presso gli enti locali, sono nella maggior parte dei casi legate alla corretta applicazione delle procedure amministrative di trasferimento agli enti.
Si contesta al piano la non attuazione del codice Urbani, che disciplina per le regioni la possibilità di avere delle leggi interne per la concertazione tra gli enti e i cosiddetti attori locali portatori di interessi diffusi, ma la rispondenza alla legge attuativa del 1940, che per motivi prettamente riconducibili al periodo storico in cui è stata promulgata, non prevede affatto lo strumento della concertazione.
Il piano non è antidemocratico, perché in realtà sono previste norme di interazione con gli attori locali, con lo strumento delle osservazioni, sebbene in una fase successiva alla presentazione e all’analisi da parte dei comuni.
In questa fase il piano paesistico viene sovrapposto al piano regolatore, al fine di esaminare, evidenziare e appunto analizzare le congruenze e le discrepanze tra questi due strumenti.
Chi si appella allo strumento della concertazione in questa fase, attua soltanto del terrorismo mediatico, il Piano Paesistico è stato trasmesso in bozza e quindi è ancora perfettibile.
Noi non siamo contro il piano, che mira alla tutela del paesaggio, ma ne chiediamo appunto il perfezionamento in alcuni suoi aspetti.
La nostra posizione non è estremista ne integralista. Riflettiamo solo sul fatto se sia meglio lasciare cooperative, villaggi turistici e spazi verdi desertificati, oppure campi di colture e attività produttive tipiche locali e panorami mozzafiato?
“Se distruggessimo il Paesaggio Italiano, che come tutti sappiamo è un bene inestimabile, distruggeremmo il capitale stesso dello sviluppo economico del Paese. Va difesa la prerogativa dello Stato nella tutela del Paesaggio, poiché riteniamo che un conto sia la tutela del Paesaggio, un conto la valorizzazione, che deve essere attuata di concerto con le amministrazioni locali, ma se vogliamo proteggere questo bene inestimabile che è il Paesaggio, la tutela deve rimanere una prerogativa saldamente nelle mani dello Stato”. Queste parole sono state espresse ieri, mercoledì 26 gennaio 2011, alla Camera dal ministro dei Beni e delle Attività Culturali Sandro Bondi. Questa è la nostra risposta a chi sostiene che il Piano Paesistico sia calato dall’alto e che commissari il territorio.
Siamo cosi tanto certi che uno sviluppo legato alle nuove costruzioni sia la giusta risposta alla crisi in cui versa il comparto edilizio nella nostra provincia?
120.000 è infatti il numero delle case invendute in tutta Italia. L’allarme è stato lanciato ieri dalla stessa commissione Ambiente della Camera con il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sul mercato immobiliare. “Una crisi di mercato che va avanti da 3 anni” e si legge nel documento “il peggio deve ancora venire”.
La situazione non è diversa nel campo del turismo. Per restare nella nostra città i dati ci dicono che tra il 1995 e il 2006 i posti letto (quasi esclusivamente in grandi strutture) sono quasi raddoppiati. Questo ha portato un incremento del numero dei turisti? No, con buona pace di chi oggi ritiene indispensabile per attirare i flussi turistici esclusivamente la costruzione di nuovi alberghi, meglio se in aree di grande pregio paesaggistico.
Non crediamo sia colpa nè degli ambientalisti nè delle richieste di tutela per altro ancora non attuate, se negli ultimi due anni in tale settore si siano persi più di 2.500 posti di lavoro; forse la colpa maggiore risiede in una previsione di un piano regolatore inadatto alle necessità del nostro comune, che ha consentito di immettere sul mercato un’offerta immobiliare eccessivamente superiore alla domanda?
In definitiva, dopo decenni di sconsiderata aggressione al territorio e di economia di rapina, basata sul cemento, sulla rendita fondiaria e sul ricorso indiscriminato alle risorse pubbliche, dunque, con l’approvazione dei piani paesistici si prova a voltare pagina. La Sicilia ha finalmente l’opportunità di ridefinire il proprio modello di sviluppo economico attorno ai valori della tutela del paesaggio e di una identità consapevole.
C’è chi dice con enfasi che il Paesaggio non si mangia. Ad alcuni di questi possiamo rispondere che proprio alcuni di loro il Paesaggio se lo sono già mangiato, costruendoci sopra fortune personali; più in generale possiamo dire di chiederlo ai marchigiani, ai toscani, agli umbri, ai croati, a francesi, se con la tutela del territorio e la promozione di un turismo responsabile non si riesca a creare ricchezza e lavoro.
O forse è giusto continuare a intensificare “un’economia recintata”, come le raffinerie della zona industriale, come possono essere i centri commerciali e come potranno essere gli 8 villaggi turistici previsti dal P.R.G. che poco o niente hanno lasciato e lasciano sul nostro territorio.
La vocazione turistica del nostro territorio non può prescindere dall’essere tutelato, è questa la funzione di questo Piano Paesistico, ci rendiamo conto che sono stati effettuati investimenti da parte degli imprenditori edili, ma che valore economico ha il paesaggio?
Noi vogliamo solo contribuire a preservare il paesaggio e l’ambiente, tutelando l’interesse diffuso rispetto agli interessi di pochi, per tramandare qualcosa di buono ai nostri figli. Il loro domani dipende dall’impegno che ognuno di noi è capace di profondere oggi. Questo è il nostro impegno.

Download: Comunicato Stampa 27.01.2011

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commento commento di Antonella Rametta del 30-01-2011 ore 10:16:43

Tutte belle parole ma poi nei fatti io giovane siracusana sono costretta ad andare via dalla mia città per trovare un lavoro......con la cultura noi giovani non ci siamo mai nutriti, leggendo queste due righe appare evidente che con l'approvazione del Paino Paesistico a Siracusa si perderà con certezza il lavoro anzi il diritto al lavoro. Questa difesa ad oltranza ed estremista serve solo a fare demagogia ed in questo momento di grande sostenibilità sociale è davvero una follia ingessare la Provincia. P.S. La invito ad accendere il televisore e ascoltare ciò che succede in tante nazioni a causa della disoccupazione !!!

commento commento di Carlo del 30-01-2011 ore 11:00:55

Invito lei a dare un'occhiata ai dati che riguardano la crisi edilizia a Siracusa e in Italia in generale.120.000 è il numero delle case invendute in italia.L’allarme lanciato dalla commissione Ambiente della Camera nel documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sul mercato immobiliare. Una crisi di mercato che va avanti da 3 anni e si legge nel documento “il peggio deve ancora venire”. A Siracusa il PRG è stato formulato su dati di crescita demografica che avrebbero dovuto vedere la popolazione salire a circa 200.000 abitanti ed invece siamo scesi da 126.000 a 123.000 in 10 anni.....e allora per chi le costruiamo queste case, e soprattutto perchè costruire in luoghi dove se rivalutati potrebbero attrarre turismo a Siracusa che allo stato attuale fornisce appena il 2% del PIL siracusano e portare lavoro nella nostra città? Anzicchè costrire sempre nuovi alloggi,centri commerciali, villaggi turistici si potrebbe ristrutturare l'esistende utilizzando la stessa manovalanza e forza lavoro rispetto alla costruzione di una casa nuova, ridando lustro a quartieri degradati e abbandonati come la Borgata. Io parlo da giovane che lotta per lo sviluppo della mia città, "sviluppo" non soluzioni tampone temporanee di cui ancora oggi ne paghiamo le conseguenze (vedi zona industriale di Priolo)...si all'eidilizia intelligente...no alla speculazione selvaggia e senza senso!!!Il nostro non è estremismo ma semplice buon senso!