SIRACUSA, CITTA' DEL CEMENTO

data 13 luglio 2010

27 Aprile 2004…una data a molti sconosciuta ma che rischia di segnare le sorti della nostra splendida città di Siracusa. In una sola notte, “la notte dei lunghi coltelli”, venne stravolto il Piano Regolatore di Siracusa a colpi di emendamenti per essere spedito il giorno dopo a Palermo per la definitiva approvazione.
Le zone scampate miracolosamente al cemento e all’industria che dagli anni 50 ad oggi hanno privato noi siracusani dell’80% delle coste e di gran parte delle nostre bellezze storico-naturalistiche, sono oggi minacciate da innumerevoli progetti di cementificazione selvaggia:

1) centinaia di nuove cooperative, palazzi e villette, in contrada Isola, contrada Tremmilia, contrada Pizzuta ed all'Epipoli (Siracusa sta attraversando da parecchio una fase di decremento demografico che non giustifica assolutamente tale incremento abitativo e le autorevoli stime del CRESME non invertono affatto questa tendenza).

2) altri due centri commerciali a Targia e sotto le mura Dionigiane, a ridosso del Castello Eurialo (Siracusa ospita già il 50% della G.D.O. di tutta la Sicilia). Verrebbe, così, abbruttita e degradata la zona ove sorge l’unico esempio di fortificazione greca classica arrivata fino a noi, già fonte d’ispirazione di grandi film e romanzi, sotto le cui mura nel 397 a.C. i cartaginesi subirono una tremenda disfatta e dal 215 al 212 a.C. furono pesantemente frustrati gli sforzi dei romani, che dovettero tentare altre vie per espugnare Siracusa.

3) due enormi villaggi turistici nella Penisola Maddalena, in zona Punta del Gigante (sopra la grotta della Pillirina) e tra punta Tavola e Punta della Mola, che si aggiungono ai due già esistenti. Questa zona rappresenta l’ultimo tratto di costa inviolata dal cemento, già sede di un Sito di Interesse Comunitario e di rilevanti siti archeologici, ancora solo parzialmente scoperti: diverse latomie, l’antico quartiere suburbano del Plemmyrion, la sede dell’accampamento ateniese espugnato dai siracusani guidati da Gilippo nel 414 a.C., la tomba di Gelone solo per citarne alcuni. Esiste il concreto rischio di non poter mai più fruire di questi gioielli, sepolti ed isolati da recinzioni illegali e cemento armato.

4) altri due porti turistici, che comporteranno la sottrazione di dieci ettari di mare nella zona del Porto Grande, nella rada di Siracusa e del Porto Piccolo: un’area pari a 10 volte piazza Santa Lucia (la più grande piazza della Città) e che fu anch’essa teatro della battaglia che, nel 413 a.C., vide Siracusa definitivamente vittoriosa sugli ateniesi.

Cosa penserebbe un romano se costruissero delle villette ai Fori Imperiali o un villaggio turistico in piena Domus Aurea?
E perché i siracusani dovrebbero accettare un tale obbrobrio, uccidendo quello di cui dovrebbero vivere e pensando di vivere con ciò che li ucciderebbe?
Numerose sono le associazioni e liberi cittadini che hanno deciso di sposare la causa di Siracusa e di lottare perché non si compia l’ultimo e definitivo scempio ai danni della nostra città.
Iniziative come il Plemmirio Free Express (bus navetta gratuito da e per Punta della Mola, completamente autogestito e autofinanziato dalle stesse associazioni) hanno ridato nuova luce e speranza a tutti coloro che credono in un futuro fondato sul rispetto, la salvaguardia e la promozione del nostro immenso patrimonio storico-naturalistico.
SCARICA L'APPELLO ORIGINALE DI ENZO MAIORCA cliccando sull'apposito link.

Download: Appello di Enzo Maiorca
  • Associazioni
  • La spiaggetta della Pillirina (Punta della Mola, Plemmirio)
  • Veduta dalle Mura Dionigiane

villaggio turistico, Siracusa, Siracusa, PRG, Porto turistico, Plemmirio, Plemmirio, Pillirina, Pillirina, Mura Dionigiane, Epipoli, Enzo Maiorca, cooperative, centro commerciale, cementificazione, cementificazione, appello, ambiente, ambiente



commenti 0 commenti
I commenti sono chiusi